POMPEI A LUCI ROSSE

Se il titolo vi ha inCurioCity, è perché parleremo di una città misteriosa e affascinante, rimasta nascosta agli occhi del mondo per 17 secoli, dichiarata UNESCO world heritage dal 1997, ed oggi, 1° aprile, ricordiamo l’inizio degli scavi, avvenuti per iniziativa del Re Carlo Borbone a partire dal 1748.

Com’è ben noto la distruzione di Pompei è avvenuta a causa di un’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., la quale seppellì l’intera cittadina sotto uno strato composto da lava, lapilli e fango spesso 7 metri.

È un luogo che deve la sua fama ad una catastrofe, ma è solo grazie a questa che Pompei costituisce un sito archeologico unico al mondo, con una città romana completa, intatta. Dove il tempo sembra si sia magicamente fermato e ci permette di compiere un vero e proprio viaggio nel passato.

Dimenticandoci per un attimo le sofferenze di chi, 20 secoli fa ha vissuto in prima persona la tragedia della nube ardente, la cui temperatura superava i 400 C, proviamo a soffermarci sull’enorme vantaggio concesso a noi posteri: abbiamo la possibilità di ricostruire la vita quotidianità di una colonia romana. Pensiamo a ciascun indizio come ad una tessera che, insieme a molte altre, realizza un variegato mosaico sociale.

Sappiamo infatti che Pompei, con i suoi 20mila abitanti, era dotata di foro, macellum, templi, basilica, botteghe esercitando ancora oggi il suo fascino legato ad un passato che non c’è più, o quasi.

Molte altre cose invece, non sono poi così cambiate. Nel parco archeologico sono stati rinvenuti dei moderni dissuasori per evitare il transito dei carri nell’isola pedonale.

Oltre alle attività commerciali e politiche, nella Pompei del I secolo c’erano numerose terme, le quali, oltre ad essere ambienti di svago, erano concepite come luoghi di prostituzione.

Ah, se solo quelle stanze potessero parlare!

No, non lo fanno, ma hanno tutte le tracce delle prestazioni sulle loro pareti. I bordelli, meglio detti lupanari (ve n’erano ben 35), avevano dei rilievi che costituivano dei veri e propri cataloghi e tariffari incisi sulle pareti. Accanto a questi si sono poi scoperti dei graffiti, che non erano altri che recensioni della clientela.

Passano i secoli, i millenni, ma certe abitudini sembrano intramontabili.

Un po’ lo stesso sistema alla base di TripAdvisor o Booking, in cui gli utenti dicono la loro su hotel e ristoranti. In questo caso però, si recensivano le esperienze alle prese con il mestiere più antico del mondo. Non dobbiamo pensare che l’Impero Romano fosse un baccanale a cielo aperto, la prostituzione era un’attività economica molto diffusa e redditizia. Le famiglie più ricche riservavano a questa gli schiavi più avvenenti proprio perché garantiva dei cospicui guadagni al pater familias. Era un autentico business, in funzione del quale si mettevano in atto vere e proprie strategie di marketing.

Le meretrici, una volta affermatesi sul mercato, potevano addirittura essere vendute ad altre famiglie romane ad un prezzo nettamente superiore rispetto a quello iniziale. Erano considerate un investimento.

Continuando a divagare si potrebbero cogliere analogie con le grandi aziende moderne. tanto nel funzionamento, nell’organizzazione, quanto nelle comunicazioni che verrebbe da chiedersi se le strategie e il linguaggio delle multinazionali non si siano ispirati consapevolmente a quell’esperienza. Ma figuriamoci!

Il passato sa essere incredibilmente attuale, e in un luogo come Pompei, lo è ancor di più. In questo sito, più di qualsiasi altro, si ha un’esperienza totalizzante, si può passeggiare tra la storia, rimasta intatta e sospesa nel corso dei secoli.