IL CASO DEL VASO
In questo clima di anarchia mediatica in cui si vive nel panico per colpa di fake news e sembra che il dover passare qualche giorno a casa sia un male insuperabile, mi piacerebbe catalizzare la vostra attenzione per qualche minuto e condividere un po’ di storia e bellezza a domicilio.
Tutti conosciamo la bellissima FONTANA DI TREVI e abbiamo ceduto al lancio delle monetine, rito per assicurarci un futuro ritorno nell’Urbe, da fare rigorosamente ad occhi chiusi e di spalle.
L’ubicazione della celebre fontana in stile tardo barocco corrisponde al luogo in cui terminava l’acquedotto dell’Acqua Vergine, risalente ai tempi dell’Imperatore Augusto. Si tratta del più antico di Roma e l’unico tutt’ora funzionante, lungo più di 20 km. Nella lingua dell’epoca il punto era detto trejo, ovvero trivio, da cui dovrebbe derivare il nome del monumento.
Ben noto è anche l’artista che nel XVIII sec. ha realizzato la fontana: Nicola Salvi, il quale era solito frequentare un barbiere il cui negozio era ubicato al lato destro della fontana. Evidentemente quest’amicizia non fu delle migliori dal momento che il Salvi decise di scolpire sul parapetto della fontana, tra le rocce di marmo e travertino, un vaso appena percettibile, molto simile ad un asso di coppe, privo di funzione strutturale o decorativa e in netta antitesi con tutto l’impianto scultoreo. La fuzione di questo è semplicemente quella di ostacolare la visuale del barbiere, il cui salone era ubicato al civico num. 85. Stando alle chiacchiere del tempo, si dice che dalla sua bottega egli si lasciasse spesso andare a critiche verso l’operato dell’architetto, il quale si vendicò isolandolo attraverso la realizzazione del vaso di coppe.
LA GAFFE DI BENEDETTO XIII
A 290 anni dalla sua nascita, oggi parleremo di BENEDETTO XIII. Nonostante il provvedimento #iorestoacasa vedremo un po’ di Puglia a Roma, tesseremo le lodi del pontificato pio ed esemplare del Papa e del disguido connesso alla realizzazione della Fontana di Trevi.
Pier Francesco Orsini nacque nel 1650 nel palazzo ducale di Gravina in Puglia (foto 3), “città forte per le mura, bella per il luogo, celebre per l’aria, per la frequenza di popoli, per la fecondità dei suoi terreni”.
Abbracciò la vita religiosa, rifiutando quella mondana e rinunciando ai diritti di primo genitura, al feudo, alla proprietà e ai titoli di famiglia in favore del fratello Domenico.
Divenendo frate e distinguendosi per il suo operato svolto con umiltà e assoluta rettitudine morale.
Fu eletto Papa nel 1724 e assunse il nome di Benedetto XIII. Fin qui tutto bene… ma qual è la gaffe del Papa?
Come accennato nel post precedente, la realizzazione della Fontana di Trevi avvenne in più momenti.
Dopo decenni di abbandono il progetto si riprese Con papa Benedetto XIII. Durante il suo pontificato egli si ostinò a convocare artisti provenienti dal meridione, rifiutando categoricamente i progetti di architetti romani di spicco dell’epoca. Privilegiando i primi e dando prova di vocazione campanilistica, influì negativamente sul livello dell’opera perché si portarono avanti progetti i cui esiti risultarono scadenti. Curioso è l’aneddoto della statua della Madonna con Bambino (unica opera realizzata e non pervenutaci). Questa fu scolpita in seguito ad un fraintendimento dell’artista, il quale credeva erroneamente che il nome dell’acquedotto fosse in qualche modo legato a quello della Madonna, mentre è risaputo che, secondo la leggenda popolare, la vergine in questione era una giovane fanciulla che mostrò alle milizie di Agrippa la fonte da cui prelevare l’acqua. In memoria di tale avvenimento, l’acquedotto fu appunto chiamato Vergine. Benedetto XIII è così passato alla storia per via del suo forte attaccamento alle origini pugliesi e la malriposta fiducia nella superiorità artistica dei propri conterranei. Tratti che hanno contribuito a far di lui un uomo pio, il quale sicuramente non ha fatto dell’arte il principal obiettivo del suo papato, preferendo a questa i valori di umiltà e bontà. Sì contraddistinse per la sua profonda umiltà, che manifestò in più circostanze. Si narra che un giorno, andando per le vie di Roma in una carrozza semplice e popolana, incontrò un giovane nobile che pretendeva la precedenza secondo le regole del tempo. Il Papa, non riconosciuto, avrebbe ordinato con un sorriso al suo cocchiere di retrocedere. Si dice anche che nelle sue passeggiate quotidiane visitasse gli ammalati. Un giorno, non avendo trovato in regola i letti, rimproverò aspramente gli inservienti, ricordando loro che agli ammalati doveva essere riservato lo stesso trattamento del Pontefice. Dulcis in fundo, va detto anche che, in occasione del XVII Giubileo del 1725, completò ed inaugurò la scalinata di Trinità dei Monti, la cui costruzione era stata avviata già nel 1721. Per questa circostanza utilizzò paramenti preziosissimi e pregiatissimi, con filati in oro zecchino, in grado di mantenere le proprie caratteristiche intatte nel tempo, anche a distanza di secoli, oggi custoditi dalla chiesa di Gravina.





