DA QUARANTENA A QUARANTANA

Quando non si può uscire non ci resta che raccontare, ricordare. Facciamo una passeggiata sfruttando quel mezzo meraviglioso a disposizione di tutti e che ci permette di arrivare ovunque: internet.

Oggi rivivremo il periodo in cui non c’erano virus né decreti e si poteva girovagare tra i centri storici del Bel Paese, chissà in Puglia, magari proprio nel periodo della quaresima, dove tradizione, cultura popolare e religione si fondono fino a diventare una cosa sola; tra le casette “allattate con la calce” non puoi non aver notato la QUARANTANA.

Chi è questa simpatiche befanina appesa ad un filo tra un balcone e l’altro? Si presenta vestita di nero, avvolta nei suoi stracci, e rattoppata alla meglio con avanzi di scampoli è una bambola home made a metà strada tra sacro e profano. Il suo lato pagano sta nell’essere vestita di nero perché è la vedova dell’ormai defunto Carnevale rievocando l’idea di lutto. Sì, hai letto bene, proprio lutto, perché è la vedova del defunto Carnevale. Non a caso viene esposta il Mercoledì delle Ceneri, caricandosi di significati spirituali di pentimento ed espiazione come preparazione alla Pasqua.

È una tradizione secolare volta a semplificare il concetto di quaresima. Occorre tener presente che in passato c’era un alto tasso di analfabetismo, molti costrutti liturgici erano considerati piuttosto astratti, in più le celebrazioni erano svolte in latino. La quaresima è un termine di femminile, quindi per spiegarla al popolo medievale, si sceglie di personificarla con una vecchia vestita di nero. Questa trovata pedagogica, messa in atto con il placet della Chiesa, è stata tramandata per secoli carica di significati e con una serie di attributi, tra cui l’ombrello verso il basso, simbolo della pioggia che sta per terminare, quindi preannuncia l’arrivo della Pasqua, le tenebre stanno per volgere al termine. Ha con sé anche degli arnesi per cucire, chiaro rimando alle Parche della mitologia greca che tessono e tagliano il filo nel momento in cui la persona muore, con chiaro riferimento al sacrificio di Gesù. Ma la cosa più interessante è l’arancia, grazie al cui colore risalta più facilmente sulla veste nera della Quarantana. All’interno di questo frutto verrà aggiunto ogni domenica, per 5 settimane dopo la messa, una piuma di uccello, corrispondenti alle 5 domeniche di quaresima, che scandiscono il tempo fino a Pasqua. L’arancia ha un significato ecumenico molto particolare, è il simbolo islamico per eccellenza, visto che sono stati i mori a portarlo nella nostra penisola. Ha connotati negativi nella religiosità cristiana, esattamente come la mela è il simbolo del peccato, l’arancia è associata ai mori, gli infedeli.

La domenica di Pasqua, per celebrare il trionfo di Cristo sulla morte, a tutte le Quarantane è riservato un triste destino: vengono bruciate, fatte esplodere o sparate. La loro distruzione varia a seconda del Comune in cui ci troviamo. Un affascinante rito ancestrale denso di allegorie, che con il suo fuoco propiziatorio libera la comunità da tutti i peccati, segna la fine delle privazioni, oscillando su una linea di confine in un bilico perpetuo tra pagano e cristiano.

Lady Quarantana 2020 me la immagino con tanto di amuchina, guanti e mascherina.

Quando non saremo più appesi ad un filo invisibile chiamato Coronavirus, prepariamoci ad uno scoppiettante ritorno alla vita di sempre.