
Estonia, 5 aprile 1242. Mentre gli attacchi dei Cavalieri Teutonici e la loro furia cristianizzante si abbatteva sui popoli pagani del Baltico, entrava in scena l’arguto principe di Novgorod: Alessandro Nevskij, condottiero al seguito del quale c’era un’umile armata di contadini, equipaggiata poco e male.
per bloccare l’avanzata delle fortissime truppe dell’Ordine Monastico-Cavalleresco (che nel XIII secolo più che proteggere i pellegrini tedeschi, mettevano in subbuglio le lande dell’Europa orientale), il sovrano decise di affrontarli sulle acque ghiacciate del lago Peipus (tra Estonia e Russia). I Teutonici, sprovveduti e impreparati a quelle nuove dinamiche belliche, dopo estenuanti ore di combattimento, optarono per la ritirata. Fu a quel punto che la superficie scivolosa dello specchio d’acqua, improvvisamente si frantumò, inghiottendo nel lago centinaia l’offensiva germanica, considerata a quel tempo come la più temibile macchina da guerra.
Ciò che accadde nelle lande del Baltico, ispirò Sergej Ejzenstejn, che nel 1938 girò il capolavoro Alexandr Nevskij. Grazie a questo film, il regista sovietico fu premiato, ricevendo nel 1939 l’Ordine di Lenin (massima onorificenza dell’Unione Sovietica).
Il grande successo di questo film lo si deve all’abile rievocazione di un passato storico incredibilmente attuale, denso di patriottismo in chiave antinazista. Il colossal, che rispondeva in chiave epica alle minacce messe in atto dalla Germania nazista, il regista diceva: “Ci auguriamo che il nostro film ispiri ottimismo, coraggio e sicurezza […] proprio come nel XIII secolo si credeva che l’ordine dei cavalieri fosse invincibile”.